il blu oceano dell’universo e la nostra voglia di libertà vergine
lascio cadere i vestiti sui nostri tiamo rapiti dai tram.
il blu oceano dell’universo e la nostra voglia di libertà vergine
LA REALTA’ MI OPPRIME ANDIAMOCENE CELESTE ANDIAMOCENE ANDIAMOCENE ANDIAMOCENE TI PREGO PORTAMI IN THAILANDIA STENDIAMOCI IN MEZZO AL NIENTE E FISSIAMO L’OLTRECIELO
detesto come mio padre creda di essere un ragazzo, come creda di non essere sposato, di avere difronte un’amica e non una figlia. io detesto, cazzo, detesto le lacrime di mia madre e i sorrisi stupidi di mio padre nati da convinzioni infantili.
che alla fine non riesco a scrivere, cristo. mi hai un po’ svuotata col cucchiaio anche se in senso dannatamente buono. è stato il ventiquattro maggio migliore del mondo ed ho amato un po’ tutti e immensamente te. con il cucchiaio in mano e il sorriso da bambino mi guardavi pieno di vita ed io non mangiavo fragole per il compleanno da almeno cinque anni. la voglia di dirti che ti amo anche se credo che alla fine non te lo dirò mai, o almeno non adesso. ti avrei voluto ritagliare gli occhi e attaccarli sul diario per guardarli per sempre, proprio quegli occhi, quelli che avevi in quel momento. le persone non ci credono mai quando dico che sono felice, che vorrei fosse così per sempre, che sto bene, nessuno mi ha mai creduta, lascio colare solo idee di sofferenza dai miei occhi anche quando sono il pezzo di carne più solare del mondo. alla fine il mio regalo di compleanno quest’anno sei tu.
mi guardo allo specchio e vedo soltanto una lista, di quelle della spesa scritte con una grafia pessima e con mille cancellature disattente. vedo una lista al posto di un corpo e di una mente dentro quel corpo, vedo aggettivi su aggettivi, miriadi di disappunti, io non riesco più a vedere nient’altro, mi sono disintegrata in una schifosa lista di disgusti.
così dannatamente infantile sì. non mi interessa più, neppure un po’, se ti vado bene, se non è così l’unica cosa che voglio vedere sono le tue spalle che si allontanano gradualmente da me. di sentirmi così un po’ mi son scocciata. ola
i giorni in cui rinasci, apri gli occhi e celeste è di nuovo di fronte a te, che ti prende per il colletto della camicia e ti urla di cancellare chiunque ti faccia sentire brutta, indesiderata, insufficiente, perché sei dannatamente bella e splendida e gli altri sono solo moscerini prevedibili dentro un barattolo di vetro. che la devo smettere di vivere fissandovi cazzo di moscerini, siete solo persone, tutti, e a me le persone, se ci penso bene, mi han sempre fatto soltanto schifo. voglio smettere di amare, un giorno, totalmente, privarmi di ogni senso umano, di ogni debolezza, tornare una dannata pietra costituita da odio e indifferenza e rimanere inscindibile, per sempre. adieu buona volontà
| Mi sento malissimo mi esplode la testa ho voglia di vomitare. |
| Magari perché non mangi da due giorni? |
| Potevi partorirmi magra, ecco. |
vorrei compiere undici anni, sì, perché è quell’età in cui non sei più così piccolo, ma neppure sufficientemente grande. cavoli, è quell’età perfetta di costante squilibrio e terrore, di non andare bene, di non essere adatto, di non essere-essere o almeno provarci. vorrei compiere undici anni perché è l’età in cui i jeans con l’estastico ‘mamma, non si portano più’, ma quelli col bottone e la zip a vita bassa son per i grandi, perché la camiciola di lana dannazione fa troppo terzo anno delle elementari e il grembiulino proprio non lo sopporti più, ecco voglio compiere undici anni per dire già il giorno successivo del compleanno “undici anni e mezzo”, sperando di arrivare presto ai dodici, ai tredici, ai sedici e non fermarsi più. sprofondare in giardino ogni pomeriggio, con un david gilmour utopico nelle orecchie e un eminem incazzato pure dentro al cuore (ma aspetto questo lo faccio ancora). voglio compiere undici anni ed avere paura delle dicerie sulle Medie, come se fossero una specie di mattatoio delle carni deboli e per assaporare il terrore dei primi scritti, delle prime parole vomitate su foglio, quando scrivi perché ti accorgi che è la tua vita, ma è troppo presto per esserne coscente e nascondi tutto in mille cassetti, tra le mutande, tra i jeans con l’elastico, tra le bambole che ‘cristo santo mamma io con le bambole non ci gioco più’ e il sabato quando sei sola lo passi a cercare di far ingravidare barbie da ken. undici anni e aspettare tuo zio il ventitre maggio perché il giorno dopo ti organizza sempre la festa in giardino coi palloncini e ti canta gli auguri in francese. jesus fatemi compiere undici anni
Ecco cosa significa sentirsi sempre troppo stretti per tutti, troppo larghi per tutto, troppo bassi per ogni cosa… Troppo non all’altezza.
Significa alzarsi tutti i giorni e guardarsi con troppo odio il proprio corpo. Significa rifiutare quel gelato al cioccolato che tutti mangiano con troppa felicità mentre tu… rifiuti con una tale difficoltà che tendi a cadere, a non resistere. Significa lottare contro se stessi, odiarsi, prendersi a pugni, rovinarsi l’autostima. Significa non fare mai pace con quei kg di troppo. Significa avere paura di se stessi, sentirsi spaesati, distrutti, abbattuti. Significa costruirsi un orgoglio che fa male, dei muri indistruttibili. Significa avere l’impressione che tutti ti guardino con uno sguardo critico, pronto a giudicarti. Perché tu quei giudizi li temi, li assapori ogni giorno, te li ripeti ogni santa mattina. Significa ammazzarsi di autoconvinzioni, di tranquillizzanti che non servono a niente se non ad aumentare la voglia di ucciderti con le tue stesse mani, con la tua stessa routinne. Significa avere paura di scegliere i vestiti. Credere che tutto metta in risalto quei fianchi, quelle gambe, quella pancia. Credere che tutto sia in vita per farti sentire una completa merda. Credere sempre negativo quando qualcuno ti sorride, ti puntualizza un complimento.
Significa non sentirsi in armonia con il mondo, con gli altri e reagire sempre male, infastiditi, freddi, inaspriti.
Significa essere continuamente infelici con se stessi, insoddisfatti di se stessi. Soprattutto di se stessi.
Significa sentirsi una merda.
Una bella grande però- cit.